Questa mattina a nome del Comune ho partecipato alla celebrazione della Festa del Sacrificio, celebrata dai musulmani delle tre moschee reggiane per ricordare il sacrificio del Profeta Abramo.
Nell’Eid al-Adha i musulmani ricordano il sacrificio del profeta Abramo che stava per uccidere il figlio Ismaele prima di essere fermato da Allah, che ne aveva richiesto il sacrificio.
L’episodio del Corano è quasi uguale a quello della Bibbia nel quale Abramo sta per sacrificare il figlio secondogenito Isacco prima di essere fermato da Dio.
Abramo è un elemento di congiunzione che si ritrova nelle più grandi religioni monoteiste del mondo e in qualche modo, nonostante le differenze, si riconoscono come figli di Abramo: gli ebrei, i cristiani e i musulmani. In questi ultimi anni assistiamo a cose terribili tra “figli di Abramo”.
Abbiamo visto un terribile attacco terroristico in Israele a cui è seguito un ancor più grave genocidio nella striscia di Gaza con bambini, donne, anziani uccisi senza pietà, genocidio che non si sta arrestando nonostante il cessate il fuoco. Così come le guerre tra “figli di Abramo” in Iraq, in Libano, o potenziali terroristi che anche nel nostro territorio potevano diventare minaccia per i cristiani, altri figli di Abramo.
Tutto il mondo sembra remare contro, per dividere i figli di Abramo. E c’è sempre qualcuno che ritiene di avere “ottimi motivi” per dire che “gli altri” sono diversi e pericolosi, per fare dei distinguo e promuovere paura e separazione.
Ma a Reggio l’esperienza e la nostra convivenza dimostrano il contrario.
Il grande rapporto tra il Comune e i cittadini musulmani, la collaborazione con le moschee, gli interventi di coinvolgimento reciproco, il rispetto fra le religioni, sono il segnale che un altro mondo è possibile, che ci sono tante cose che possono unire i popoli di religioni diverse, senza cedere a chi vuole solo sottolineare ciò che ci divide.
A noi spetta il compito di concentrarci su ciò che può unirci e forse un passo alla volta potremo cambiare il mondo.
